A Rita Mazzon di Padova il Concorso letterario In evidenza

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VERLA DI GIOVO - E’ Rita Mazzon di Padova la vincitrice del 10. Concorso letterario organizzato dall’assessorato alla cultura del Comune di Giovo. La cerimonia di premiazione si è tenuta nella sala consiliare del comune di Giovo in occasione della 58.a edizione della Festa dell’Uva. Il tema scelto per questa edizione è stato quanto mai appropriato ed attinente alla festa dell’uva:  “Vino: profumi, emozioni, ricordi”. La giuria formata da Antonia Dalpiaz, scrittrice, designata presidente dalla giuria stessa; Gabriella Brugnara, giornalista del Corriere del Trentino; Viviana Brugnara, insegnante e pubblicista, rappresentante della Proloco di Giovo; Maria Pia Dall’Agnol, responsabile ufficio stampa-eventi presso l’APT Altopiano di Piné e Valle di Cembra; Giovanni Giovannini, editore; Lilia Slomp Ferrari, scrittrice e poetessa ha esaminato i 66 racconti pervenuti  ed ha espresso unanimemente soddisfazione sia per il numero di racconti pervenuti  da tutta Italia sia per la loro qualità, che si attestata mediamente su un livello che si può definire medio-alto. Questa nota positiva ha creato difficoltà nella selezione dei tre elaborati da premiare, dato che molti presentavano le caratteristiche per qualificarsi nella terzina vincitrice. È stato quindi necessario un confronto serrato tra i giurati per far emergere i racconti maggiormente meritevoli. I criteri che hanno guidato la scelta sono stati innanzitutto la coerenza con il titolo proposto, poi la qualità della scrittura, le tematiche affrontate e, non ultimo, la capacità di emozionare il lettore. Numerosi gli elaborati che, in linea con il titolo, hanno espresso la dimensione del ricordo suscitata dal vino e dal mondo a esso correlato; spesso è stata evocata la vendemmia e i riti legati alla raccolta dell’uva; più volte si è fatto riferimento a persone scomparse, la cui assenza diventa calda presenza nella memoria. Da notare come un cospicuo numero di racconti in concorso (compresi due racconti vincitori) siano scritti in prima persona; una tendenza all'autobiografia che si registra in generale oggi nella narrativa, che trova conferma nei nostri partecipanti. Espressione, forse, di un grande bisogno di raccontare di sé, un po' come i selfie con le immagini. Di seguito la classifica con la motivazione per l’assegnazione del premio: 1° premio: “Liquido amore” di Rita Mazzon – Padova. Motivazione: Un racconto che fluisce in sintonia con la premessa anticipata dal titolo, “Liquido amore”, appunto. Inizia con l’immagine di un vecchio sulla porta “a raccogliere pensieri” e si dipana intervallando il suo monologo a brevi parti descrittive. Al centro “vigne e poi vigne ancora”. Sono loro a dare al vecchio “l’emozione” di risvegliarsi ogni mattina. “Voi siete le madri. Siete le amanti che mi fanno sospirare ancora a questa età” – afferma -. Immagini del presente e del passato si susseguono, inafferrabili come le stagioni. Così scorre il tempo e la vita. Attraverso il suo legame con la terra, il vecchio “sa di appartenere alla storia”. 2° premio: “Due piccoli acini di uva nera” di Valentina Meloni – Castiglione del lago (PG). Motivazione: Un titolo che solo nel finale svela la sua poesia e il suo significato. Un titolo che è un’intuizione, un baleno che schiude un racconto che va, invece, assaporato lentamente, gustandone la scrittura pausata, quasi assorta. Dal passato ritorna la schiacciata d’uva dal sapore mitico d’infanzia che la madre ogni anno prepara. È tra le mani della narratrice, lei ne sbocconcella dei pezzetti alternandoli agli acini d’uva. Alla fine, due le rimangono in mano. Ne nasce un’immagine capace di turbare, una sorpresa che non possiamo svelare. Carica di futuro. 3° premio: “Vino. Pane e companatico” di Luciano Poletto Ghella – Cumiana (TO). Motivazione: Ottima scrittura, frammentaria ma coesa, tema centrato, lirismo che non indugia in derive retoriche. Efficace ritratto della bellezza “quella viva, da non crederci” che “fa rumore, non è silenziosa”, incarnata da Gina, la moglie del narratore, anche se è morta diversi anni prima. Ma la bellezza è anche quella del paesaggio che “non è mai ferma, cambia colore”, e non si può scindere dal valore della memoria. Un mondo ricco di affetti è descritto attraverso intense pennellate in cui la vendemmia si può “respirare” mentre il mosto “invade le nari e i muri, fra case strette come dita solidali”. I tre vincitori sono stati ospiti della valle in occasione della Festa dell’uva e la vincitrice ha fatto parte della giuria per l’assegnazione dei premi della sfilata dei carri allegorici.

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