Artisti ed opere del 7. Simposio di scultura lignea

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Inma Garcia Arribas al lavoro durante il Simposio 2015 Inma Garcia Arribas al lavoro durante il Simposio 2015

La settima edizione del Simposio di scultura lignea di Cembra si è conclusa con un consolidato successo sia artistico per la qualità degli scultori presenti sia per il costante afflusso di un pubblico particolarmente interessato a gustare la nascita dal vivo di un’opera d’arte. I quattordici artisti presenti all’edizione 2015 del Simposio, lasciati liberi nell’interpretazione della propria opera, hanno saputo conquistare tutto il gradimento del pubblico e della critica. Lasciamo alle note redatte da Carlo de Giovanelli la spiegazione delle opere e della personalità degli scultori che hanno animato il Simposio e allo stesso tempo le giornate coincidenti con la 28. Rassegna dei Müller Thurgau.

 Mario Quarella -  Analcolista poco anonimo, Mario Quarella è in realtà il “guascone” del gruppo, ama intrattenersi con il pubblico che lo apprezza non solo il suo lavoro ma anche la sua carica umana. Può accadere di trovarlo nella sua postazione con la chitarra in mano a cantare i “Nomadi”,lusso che si può permettere grazie ad un ritmo di lavoro creativo, al limite dello “Stakanovismo”o come ama affermare: un orario da “ muradori”.La sua vena artistica nasce di getto e procede senza schemi o schizzi  solo con un’idea primordiale, che poi sviluppa sul campo,  terminando con un lavoro di fino fatto di vuoti e pieni che danno spazio a luci e ombre permettendo a chi si accosta alla sua creazione “ La mente Vola” di vivere in modo assolutamente libero, intimo e privato le proprie sensazioni. 

Arianna Gasperina - La nostra “Miss Simposio”, Arianna Gasperina, lavora  con determinazione si adi motosega sia di scalpello con uno stile che anche nei movimenti esprime armonica plasticità, forza che trasmette alle sue opere in una sorta di balletto fatto di toccate e di fughe dalla materia. La sua opera cui una ragazzina ammirata aveva suggerito il nome di “ Alba”, esprime con ostentazione la libertà del proprio corpo, che sembra emergere da un’eruzione vulcanica con tutta la “luce” (questo il titolo dellas cultura) che una vita portatrice di vita può esprimere. La figura protesa in avanti con il viso reclinato all’ indietro non può certo rimandarci alla statua di sale nella quale fu condannata la moglie di Lot quindi al senso del “peccato” bensì a una figura femminile libera e consapevole dell’energia luminosa della bellezza che rivendica platealmente il ruolo di unica speranza di vita futura.  

Dario Stragà -  Persona affabile e comunicativa Dario Stragàha lavorato in una postazione particolarmente servita dall’ombra e dall’Antonio, il padrone di casa che immancabilmente gli apriva la sua “ Caneva”e riforniva lui e gli altri colleghi, nonché gli occasionali fortunati visitatori di ogni genere di fresche bevande. L’idea che ha via via materializzato con sapiente maestria, rappresenta la strada di un“Libero pensiero” che trae la radice dal nucleo celebrale e si libera prendendo il volo verso l’infinito e oltre non solo “Buzz Lightyear” ma anche i mitici “Pooh”. Un'altra chiave di lettura si può trovare in una citazione da una lirica di Francesco de Gregori: “Il motore ha un milione di cavalli che al posto degli zoccoli hanno le ali”.

 

Kurt Wierer - Uno dei più assidui del Simposio, KurtWierer, interpreta in modo eccelso la tradizione delle sculture lignee tipica della sua terra, sviluppandola però con tecniche, d’incisione e assemblaggio che offrono uno spaccato puntuale sull’evoluzione di quest’arte in Sud Tirolo. Egli ama coniugare la lavorazione del legno con messaggi più o meno diretti, ma sempre pregni di significato. Questa volta, attraverso il suo “Posto per tre” ci vuole inoltrare in un mondo fatto di erotismo che riporta forse più a Guido Crepax che non a MiloManara coniugandolo a un uso  pratico,tangibile con la creazione di una sorta di divanetto nel quale le figure che s’intrecciano in un delicato ma provocante abbraccio sembrano chiedere e donare carezze,aprire e chiudere spazi, che un’altra figura in carne ed ossa stavolta, può coprire.  

Inma Garcia Arribas -  Un nome da “torera” parafrasando Sepulveda,la ormai “ nostra “ Inma Garcia Arribas, laureata in veterinaria, rivendica uno stile un poco “Anarchico “ d’interpretare la sua scultura. Reduce da diversi malanni fisici, impavida,continua a cesellare il legno con una passione e una tecnica sempre più matura. Il suo lavoro richiama in maniera diretta e macroscopica il tema della “Supremazia” della fertilità e quindi della vita attraverso questi  spermatozoi che s’innestano e fecondano un universo sconosciuto che prenderà domani un volto e un’identità unico e universale.  

Alessandro Pagnoni - Alessandro Pagnoni, giovane e affermato scultore bresciano, è alla sua seconda partecipazione al Simposio cembrano, si presenta con un look che ci ricorda gli Eroi della “Sierra” Cubana, armato però di sgorbie e scalpelli. Durante il lavoro esige da se stesso estrema lucidità che investe in uno stile tecnicamente preciso, e un’inventiva esente da schematismi banali. Il suo lavoro vuole portarci a vivere le sensazioni contrastanti del crescere, attraverso questa figura di Bimba apparentemente appesantita dai volumi che “incarna” nelle braccia esili ma forti. L’artista ci suggerisce un’interpretazione del concetto di  Cultura in costante e precario “Equilibrio” tra il peso che i libri comportano per sondarne la profondità, e la forza dinamica che la conoscenza può infondere dell’Uomo.

Angelo Giuseppe Bettoni - Per gli Amici, e ne ha davvero tanti, semplicemente“Pino”. Decano del Simposio, sempre prodigo di consigli per i più giovani è un punto di riferimento costante per l’intera compagnia. Come al solito le sue opere sono frutto di un lavoro accurato e faticoso. Quest’anno ci regala un’immagine sfuggente se veduta con gli occhi banali della mondanità, addirittura inesistente se rapportata all’ esplicita volgarità delle immagini pubblicitarie e della tv. Il suo messaggio di profondo rispetto e amore per la bellezza femminile passa attraverso il gioco dei veli di una tenda che con estrema leggerezza celano una figura di donna appena visibile, quasi una “Presenza immateriale” percepibile solo da pochi segni sapientemente accennati tra le organze dei tendaggi, quasi a proporci un ritorno allo spirito come vero motore dell’”Eros”.

Maurizio Sassudelli - Il giovane scultore, Maurizio Sassudelli,divide la sua passione per l’arte del legno che pratica anche come falegname,con l’amore per la Montagna,che frequenta assiduamente nel tempo libero. Proprio da questo connubio di passioni scaturisce la sua creazione intitolata simpaticamente“ Robe da ciodi”. La rappresentazione dinamica dell’attrezzatura della scalata, i suoi chiodi e i moschettoni strettamente ma elasticamente interconnessi, ci rimanda alla dura realtà delle cordate di scalatori, che necessitano di sicurezza, affiatamento, ma soprattutto lealtà e fiducia reciproca, valori che Maurizio ha trovato in questo Simposio al quale anche con il suo lavoro intende rendere omaggio. 

Roberta Bechis -  Abituata a lavorare il bronzo, la Valdostana Roberta Bechis, si è cimentata per la prima volta in assoluto, convinta da Pino Bettoni,  in un simposio di scultura del legno, arte che pratica in forma assolutamente schiva e privata, ma che le procura intime e profonde emozioni. La sua statua del “Cardinale” che noi immaginiamo  al Concilio d Trento, forse  S. Vigilio che del Capoluogo è Santo Protettore, è caratterizzata da una tecnica di lavorazione raffinata ed elegante che trova soluzione in piani e linee, pulite ed essenziali tendenti a slanciare la figura attraverso la lunga veste cardinalizia espressione di statica autorità spirituale.  Dalla netta pulizia dei paramenti e della figura, emerge con evidenza l’accurata espressione del volto e della mano, che ci rimandano a un’umanità forse più terrena ma non per questo meno austera.

Roberto Merotto -  Roberto Merotto ha trovato a Cembra il suo“laboratorio “ideale. Tra le volte del portico degli “a Sale”, egli ha concepito e creato questo suo “Bacio”,forse una citazione di Klimt, seppure con tecnica e materiali molto diversi. Le delicate e slanciate figure che si fondono in un bacio che per leggerezza potremmo definire come bisogno metafisico sono legate però anche da un elemento più grezzo, da un’espressione più carnale, terrena, materiale, un pretesto per giocare tra le linee e con esse per permettere alla luce di illuminare quest’atto d’Amore.

Roberto Nones -  Roberto Nones, di volta in volta, secondo i casi, “Simple Red”, “Red & Wine”, ma qui a Cembra assolutamente inversione:“Red, Wood & Stones” vista la cornice di sassi nella quale ha lavorato il suo legno. Il suo lavoro caratterizzato da costanza e maestria, seppure alternato a qualche sonata di fisarmonica della quale è altrettanto provetto, ci ha regalato “L’offerta”  una figura che ci rimanda ad antichi riti sacri e divinatori, forse dell’antico Egitto. Il centro delle emozioni rappresentato dal  foro centrale nella figura, permette al vento che vi passa impetuoso, di vincere le sensazioni negative attraverso l’apporto di aria nuova e pulita, scacciando così il buio e il dolore.  

Silvano Ferretti -  Silvano “Pirata” Ferretti, è uno scultore che vive e lavora lontano, in Valle d’Aosta, ma le cui radici affondano nella terra della Valle di Cembra, e la sua creazione “Ritorno dalla cava”ne testimonia la profondità. Questa scultura, una sorta di stele che ci racconta l’epopea dei nostri padri che per portarsi al duro lavoro nelle cave,si sottoponevano ad un altrettanto faticoso e denso di pericoli viaggio giornaliero per attraversare la valle ed il torrente Avisio, allora molto più “cattivo”, per approdare in Camparta Albiano, o S. Mauro. Alla base scorre il torrente con i suoi sassi di porfido levigati dall’acqua, risalendo poi troviamo i lavoratori che ritornano stanchi al paese situato in alto rappresentato con una dolce miniatura nella quale sapientemente risaltano i nodi del legno usati ad esempio come rosone della chiesetta. In centro con la consueta delicata, raffinata maestria,Silvano ha ricreato un ritratto di famiglia con i suoi personaggi, oggetti,simboli. Di contorno, una serie d’innesti di cubetti lavorati, omaggio al lavoro degli uomini di questa valle.

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