Stemma comune di Segonzano

Valcava sorge su una modesta zona pianeggiante a m 930 s.l.m. quasi una conca sul dosso laterale del monte di Segonzano, da questo deriva il suo nome Valcava . I primi abitanti si insediarono nel 1312 e dissodarono il suolo strappandolo al bosco, costruendo una serie di muretti, fermando il terreno salvandolo dalle frane e dagli smottamenti. La frazione è oggi formata da circa 40 case e 75 persone, è suddivisa in tre nuclei: una sorge a cavallo della vecchia strada che porta a Segonzano passando per la Chiesa, in origine abitato dalle famiglie Zancanella. L'altro poco più avanti in una zona meno aspra ai margini dei Piani chiamato Tirli, dalle famiglie Eccher. La terza parte, i Caloneghi, formata da due sole case abitate dalle famiglie Eccher, si trova quasi un chilometro più avanti nella valle, ai confini con Brusago. La chiesetta di Valcava è dedicata agli Angeli Custodi e risale all'incirca al 1845.

Panoramica della frazione di Sevignano comune di Segonzano

La frazione è adagiato su un ripiano orografico del versante occidentale del monte Ceramonte, a m 701 s.l.m. il suo territorio ha una superficie di 175 ettari con 228 abitanti. Sotto il paese i campi si stendono coltivati a viti ed a frutteti, in vallette che si fanno gradatamente pi— ripide fino a strapiombare sul greto dell'Avisio.Sopra l'abitato dei brevi prati separano le case dal bosco, che poco sopra vegeta rigoglioso lungo tutto il fianco del monte.Il nome Sevignano deriva dal prediale romano "fundus Serbinianus". E' quindi probabile che Sevignano sia stato il fondo del soldato romano Serbinius; da lui la zona ebbe il nome di fundus Serbinianus e quindi Sevignano. La conquista del territorio da parte dei romani avvene intorno al 15 a.c.. Oggi l'antico nucleo del paese ha una chiara impronta medioevale, con le case addossate le une alle altre e percorse da androni e portici. La vecchia strada che porta alla Cognola è ancora delimitata da lastre di porfido messe in piedi a m di staccionata secondo l'uso celtico. La chiesa di Sevignano si presuppone risalga verso la metà del 1300 ed è dedicata a San Nicola.

Piazzo

Il nome di questo paesino è probabilmente d’origine romana derivando da platea, nel senso di strada larga, interpretando in tal modo la lunga piana che da sotto il castello di Segonzano arriva quasi a Parlo. Piazzo conserva una piacevole disposizione urbanistica con le sue case rustiche esposte al sole, ornate da portali ad arco, qualcuna impreziosita da antichi affreschi e da recenti mosaici. Con armonia si inserisce nell’insieme anche il palazzo dei Signori a Prato, in origine abitazione dei nobili Barbi di Cembra che furono capitani del Castello. La chiesa dell’immacolata sorge al margine orientale del paese, sulla piazzola selciata che si apre verso la Valdigiara. Risale al 1100 e fu poi ampliata nel 1524 è di quel periodo il campanile dalle bifore romaniche, mentre l’aggiunta delle due navatine laterali, che in parte hanno alterato l’originaria linea gotica, risalgono al 1893. Le colonne del porticato donate dall’abate Giovanni Battista a Prato nel 1864, il portale archiacuto in arenaria affiancato dalle finestre gotiche, gli affreschi di S. Pietro e Paolo e dell’Immacolata del 1778, insieme con le lapidi dei Signori a Prato e di un benemerito cappellano, suscitano una giusta curiosità.

Lungo la falda volta a sud ovest del monte di Segonzano, a 851 m è posta la ridente frazione di Gaggio, con una cinquantina di abitanti. Gaggio appare alta, piena di sole, con le sue venti grandi case bianche in mezzo ai campi e ai prati. Il territorio è ciò che rimane di un notevole deposito alluvionale di origine quaternaria, sovrapposto a vasti ricoprimenti morenici, in gran parte demoliti ed asportati dalle acque dilavatrici del rio Gaggio. Il nome è di origine longobarda, "Gahgi" presso quel popolo indicava la siepe e poi il bosco bandito, recintato. Per quanto riguarda il periodo di insediamento è difficile stabilire la data. Gli abitanti in origine appartenevano a due gruppi di famiglie: i Giacomozzi e i Toller.Gli uni e gli altri sono documentati a Gaggio intorno al 1700 il che farebbe pensare ad un origine piuttosto recente. La cappella risale al 1800 dedicata a S.Antonio da Padova.

Questa minuscola frazione sorge parte sull'antico letto dell'Avisio e parte su brevi piani alluvionali, il nome deriva dal fatto che si trova sopra una specie di cresta rocciosa, Gresta deriva quindi da "crista montis". La messa a coltura del territorio è stato il lavoro più grandioso compiuto dagli abitanti, hanno costruito muri, di ogni dimensioni, dove fosse possibile fermare e sfruttare un palmo di terra e coltivare, viti, alberi da frutto e castagni. Il clima è buono, dovuto alla modesta altitudine m 650 s.m. e alla sistemazione in una conca. In estate il clima è temperato da una brezza costante. A causa dei ripidi versanti che sovrastano l'abitato il periodo di insolazione non è tra i più lunghi. durante l'inverno vi sono una quindicina di giorni in cui il sole non compare e per alcune case del paese questa situazione si prolunga per mesi, tra dicembre e marzo. A Gresta si dice che i primi abitanti furono pastori e carbonari che vi si stanziarono. La consistenza numerica degli abitanti è stata sempre modesta. Le case sono costruite solidamente in porfido e malta di calce, fiorite di ballatoi e poggioli di legno. Gli abitanti di Gresta costruirono la loro chiesetta dedicata alla B.V. di Loteto nel 1666.