Un punto di vista tirolese
La lettura spiega, da un punto di vista squisitamente 'tirolese', le modalità attraverso cui alla fine del Duecento il conte Mainardo II realizzò la costruzione del nuovo stato a cavaliere delle Alpi.
I nobili secolari, che disponevano già da lungo tempo di cospicui beni e diritti e che potevano contare su castelli e vassalli lungo l’Adige, l’Isarco e l'lnn ed in un certo senso avevano pari diritto giuridico dei conti di Tirolo, rappresentavano un forte ostacolo ai disegni politici del conte, principalmente quindi all'idea di rafforzamento del suo dominio all’interno della regione. Mainardo fu in grado di eliminare questa scomoda concorrenza sapendo combinare egregiamente forza, denaro, fortuna. Con il vescovo Egnone di Trento († 1273) si estinse la stirpe dei conti di Appiano, da generazioni rivali dei Tirolesi lungo l'Adige. I signori di Egna nella Bassa Atesina si schierarono contro Mainardo sostenendoil loro signore feudale, il vescovo di Trento. Il principe impose con la forza la restituzione dei castelli occupati costringendo infine i membri di questa famiglia ad abbandonare la regione. Mainardo ottenne altri importanti diritti versando somme di denaro. Adottò la stessa tecnica con i conti di Eschenlohe-Hertenberg nella Germania meridionale, acquistando direttamente col denaro i loro ampi diritti nella «terra tra i monti». I signori di Salorno vendettero il loro castello d'origine a Mainardo e divennero vassalli al suo servizio. Ad un passo simile si decisero anche gli allora minorenni conti di Arco; nei confronti di un ramo dei signori di Castelbarco il conte di Tirolo poté far valere la sua supremazia feudale. In questo modo la sua influenza si estendeva alle casate più potenti del territorio trentino. Se un signore non era disposto a riconoscere la supremazia del futuro principe della regione, Mainardo sapeva passare dalleminacce ai fatti. Alcuni castelli di nobili ribelli vennero effettivamente strappati con la forza, anche se si ha l'impressione che il conte adottasse tali mezzi solo in casi limite. La combinazione fra estorsione e denaro compare spesso nelle fonti, sebbene risulti oggi difficile stabilire in quale misura le maggiori o minori acquisizioni di titoli di proprietà, come ci vengono riportate dai documenti, vadano interpretate come acquisti occasionali favoriti da un particolare segno positivo. In ogni caso, Mainardo riuscì ad eliminare le casate concorrenti e allo stesso tempo anche ad aumentare la base delle sue proprietà e dei suoi diritti, e di conseguenza delle entrate. Il cosiddetto urbario di Mainardo, fornisce una idea precisa della sua efficace politica. Si tratta di una lista pervenutaci incompleta, di tutti i beni del principe nella regione, con l'esatta elencazione di tutti i tributi da riscuotere: in totale più di 2.300 fondi, variamente suddivisi in tutta la regione. Quale massimo proprietario terriero, il principe non disponeva solamente di importanti entrate, ma rappresentava per la maggior parte degli abitanti della regione lungo l'Adige, I'lsarco e l'lnn un padrone a cui bisognava sì versare tributi, ma che sapeva intervenire in loro difesa e si preoccupava della sicurezza pubblica. E bisogna dire che il conte seppe adempiere a questi compiti molto bene. Si preoccupò della certezza del diritto fissando consuetudini, adattandovi nuove condizioni e facendole registrare da giurisperiti. Sotto la decisiva influenza del principe si delineò la formazione di un ordinamento giuridico unitario, un aspetto che divenne caratteristica distintiva di Mainardo e della futura regione. Più volte nei documenti antichi si trova l’espressione «secondo diritto territoriale» e non è certo un caso che Mainardo per i suoi successori sia diventato il 'creatore' del diritto territoriale del Tirolo. In seguito ci si riferì a lui e ai rapportidi quel suo tempo contrapponendo all’ingiustizia del presente le condizioni ideali del passato. Per la riscossione dei privilegi, e ancor più per il funzionamento dell’amministrazione, Mainardo creò una rete di unità territoriali che in generale vennero chiamate Gerichte. Questi distretti amministrativi, che erano distribuiti in tutta la regione, derivavano da vecchie unità geografiche, ma potevano essere anche nuove creazioni organizzate in un punto focale. Per lo più erano castelli in cui risiedevano funzionari nominati da Mainardo con il titolo di «giudice» e il compito di incassare tributi e prestazioni dei contadini per conto del principe. A questa nuova figura venivano attribuiti tra l'altro titoli giuridici (ad esempio l'avvocazia), ma anche prestazioni di coloni di altri signori e le singole tasse da riscuotere. In questo modo il giudice divenne un importante elemento di collegamento tra i sudditi e il principe, tanto più che a lui spettavano anche competenze in ambito giuridico nei confronti della maggior parte degli abitanti della sua circoscrizione. Questa organizzazione amministrativa compatta che operava in nome del principe, fece passare in secondo piano diversi titoli giuridici originariamente esistenti, costituendo un aspetto fondamentale della formazione della nuova regione. Al successo di questa iniziativa contribuì il fatto che i rappresentanti della nuova struttura, cioè i giudici, non appartenevano ai vecchi ceti aristocratici: Mainardo preferì coinvolgere i collaboratori che sembravano essere particolarmente adatti a questi compiti, senza tener conto della loro condizione sociale. A loro erano affidati incarichi solo per un tempo determinato, evitando così il pericolo che i nuovi incaricati da semplici funzionari, a lungo o breve termine, potessero elevarsi ad un rango superiore. I giudici rappresentavano un elemento fondamentalenell'organizzazione amministrativa creata da Mainardo. Essi dovevano render conto regolarmente delle entrate e delle uscite davanti al principe e ad altri loro collaboratori, soprattutto al camerlengo, massimo funzionario delle finanze del principe. Tali conti venivano registrati anche per iscritto e i libri contabili giunti fino a noi, a partire dal 1280 circa, costituiscono una fonte eccezionale per la storia interna della nostra regione: si può affermare che non si trova altro esempio parallelo in ampio ambito geografico. Qui confluivano anche i soldi che dovevano essere consegnati da altri funzionari di Mainardo posti ai vertici di altre strutture, in particolare dalla salina di Hall, dalle dogane sparse in tutta la regione, dalla zecca di Merano e dai banchi di pegno (casane). In questa organizzazione era compresa anche la cancelleria del principato con i suoi notai, che aveva il compito di curare la corrispondenza, e soprattutto la redazione di documenti. Insieme alla già citata lista dei diritti sui territori del principe (urbario), la pratica amministrativa esercitata dai funzionari consentiva per i tempi di allora di disporre di una sintesi decisamente moderna riguardo alle possibilità finanziarie del principato, e proprio l'efficiente impiego del denaro quale mezzo per la politica determinò il successo di Mainardo II. ... Quando Mainardo II morì, alla fine dell'ottobre 1295, lasciò una nuova unità territoriale, la regione del Tirolo, destinata a rimanere invariata per diversi secoli. L’eliminazione dell'esercizio del potere temporale dei vescovi di Trento e Bressanone, il contenimento del ruolo dei nobili, I'organizzazione di un’amministrazione unitaria e competente esercitata dai funzionari, I’unificazione del diritto, I'incremento del commercio e del traffico all'interno e attraverso la regione, nonché il conseguente sviluppo delle città edei borghi, I'organizzazione e la concentrazione dei diritti sovrani in generale nella persona del conte del Tirolo quale signore della regione, sono tutti aspetti che fanno parte dunque di un complesso processo caratterizzato soprattutto dalla figura di Mainardo II. Egli in realtà si riallacciò ai primi passi compiuti dal nonno, il conte di Tirolo Alberto III, e la formazione di nuove unità territoriali nel Sacro Romano Impero rappresentò certamente un diffuso fenomeno storico-istituzionale. Nonostante ciò, bisogna riconoscere il merito di Mainardo, cioè quello di aver fatto nascere con astuzia e forza, con denaro e fortuna, in circostanze alterne un simile quadro territoriale di così lunga durata. J. RIEDMANN, Il secolo decisivo nella storia del Tirolo (1259-1363), in Il sogno di un principe. Mainardo II e la nascita del Tirolo (Mostra storica del Tirolo, Castel Tirolo - Abbazia di Stams - 31 ottobre 1995), B. Mondadori, Milano 1995, pp. 44-46, 49-50.
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